Miele di Millefiori

Preferiamo parlare di mieli al plurale, anziché di miele, per ricordare l’incredibile varietà di fonti botaniche, il legame di ogni diverso aroma con un fiore o una pianta diversi. Questo plurale, che è più ovvio per i mieli monoflora, forse lo è meno  per i mieli millefiori.

Perché chiamare al plurale una miscela di tanti nettari diversi raccolti dalle api nello stesso periodo di tempo?
Perché, in realtà, ognuna di queste miscele è unica. E’ unica a seconda delle caratteristiche del territorio in cui è stata prodotta,  del periodo dell’anno, e anche dell’andamento della stagione, che può essere stata più o meno secca, umida, fresca, torrida, ventosa. Tutte variabili che hanno creato combinazioni diverse nel rapporto tra i fiori e le api, a volte creando competizione tra fiori, per esempio favorendo alcuni fiori che reggono bene la siccità, a scapito di altri che amano, per produrre abbondante nettare, un caldo umido.
Assaggiando un millefiori primaverile della Maremma si può essere sorpresi da un sapore ricco, aromatico, su cui possono spiccare note di caramello o fruttate in cui sono riconoscibili l’erica, la marruca, il rosmarino, ma non solo. Assaggiando un miele alpino di alta montagna si può percepire, su  un fondo di nettari delicati come la lupinella e il rododendro, sottili note fruttate o pungenti in cui sono riconoscibili il lampone e  il timo, e in qualche annata anche il fondo balsamico della melata d’abete, ma non solo.
In un millefiori delle Prealpi si sentiranno giocare le note tanniche del castagno insieme a quelle medicinali del tiglio, a volte mescolate a quelle rosate del rovo.
In un miele della Sicilia interna si potranno riconoscere le note di cocco o di sedano delle ombrellifere…
…e dunque ogni diverso millefiori è la mappa aromatica di un diverso territorio in una diversa stagione.
La capacità di valorizzare i millefiori in modo da collegarli al territorio in cui sono prodotti è una capacità che sta crescendo da poco tra gli apicoltori. Fino agli anni ‘80, nel vendere il suo miele, l’apicoltore faceva ancora una semplice distinzione tra “mieli chiari” e “mieli scuri”, da cui solo lentamente si è sviluppata una cultura dei mieli monoflora.  Prima di allora, la maggior parte degli apicoltori amatoriali usava estrarre i melari di miele dagli alveari non alla fine di ogni diversa  fioritura, ma in un’unica volta, a fine stagione, per cui mieli profondamente diversi andavano a mescolarsi in un’unica partita.
Quando parliamo di millefiori al plurale, pensiamo comunque  a un prodotto che abbia “unità di tempo e di luogo”, non a una miscela di mieli diversi prodotti in posti magari  lontani tra loro, persino con un oceano nel mezzo. Sugli scaffali dei supermercati si possono trovare delle miscele di produzione industriale (e che di miscele si tratta, lo si troverà in etichetta), a volte anche ottime e realizzate secondo formule sapienti, volte a garantire a chi le compra che troverà ad ogni acquisto lo stesso sapore, senza quelle irripetibili variazioni che ci si può aspettare da un millefiori di origine locale.
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