Il Castagno – Castanea Sativa

DESCRIZIONE DEL CASTAGNO EUROPEO

SPECIE BOTANICA: Castanea sativa Mill.

FAMIGLIA: FAGACEAE

HABITAT: Il castagno, pianta a un tempo agraria e forestale, occupa un posto di primaria importanza fra le piante economiche dell’Europa Mediterranea, zona nella quale vanta un antichissimo indigenato, anche se tuttora incerto è l’areale di originale diffusione.

In Europa, il castagno è presente nelle regioni montuose temperate e temperato-calde ed è coltivato fra i 300 e i 1000-1200 m s.l.m, in funzione della latitudine e delle caratteristiche climatiche delle singole zone castanicole.

Sebbene sia considerato una pianta eminentemente eliofila, predilige esposizioni a N-NE poiché meno soggette a periodi siccitosi estivi e con minori escursioni termiche sia invernali, sia fra le differenti stagioni.

In rapporto alle precipitazioni, il castagno, specie mesofila, vive di norma in stazioni con una media annua compresa fra i 600 ed i 1600 mm ed una media nei tre mesi estivi di almeno 30 mm, al di sotto della quale la produzione può essere fortemente ridotta.

Riguardo alla temperatura, il castagno è specie mesotermica, atta a vivere in tutte quelle zone caratterizzate da una temperatura media annua compresa fra +8°C e +15°C e da una temperatura media mensile superiore a +10°C per almeno sei mesi. Sopporta bene le basse temperature invernali (fino a –20-25°C).

Relativamente al terreno il castagno ha esigenze particolari e precise che limitano la possibilità di coltivazione: il pH non dovrebbe essere superiore a 6.5, rifugge tutti i terreni con presenza di calcare attivo e scarsamente drenanti dove più frequenti sono i problemi fitosanitari. La sensibilità a quest’ultimo sembra, tuttavia, inferiore nei terreni ricchi di potassio e nelle zone molto piovose.

PIANTA: il castagno europeo (Castanea sativa) è un albero longevo di elevato e maestoso portamento, alto in media dai 10 ai 20 metri, capace però di raggiungere dimensioni colossali di 30-35 m e 6-8 m di circonferenza; dotato di una radice fittonante molto robusta ma di limitato sviluppo in profondità, si ancora tenacemente al suolo con le sue radici laterali, poco numerose, ma assai ramificate che esplorano il terreno profondamente.

Il fusto eretto e robusto, per lo più tozzo, si ramifica presto a costituire una cima vigorosa, ampia ed espansa, la cui impalcatura consta di pochi rami potenti, sinuosi, eretto-espansi, talvolta quasi orizzontali. Il fusto ed i rami presentano, nei primi anni, una corteccia liscia, brillante, di colore bruno-rossastro, volgente col tempo al grigio olivaceo, munita di lenticelle trasversali allungate. Dopo i 10-15 anni la corteccia si presenta di color grigio-bruno con profonde screpolature in senso longitudinale. I germogli sono a sezione rotonda o, quando molto vigorosi, angolosa e le gemme sono ovate, lisce di color verdastro sfumato di rosso.

FOGLIE: le foglie sono caduche e alternamente disposte, di forma ellittico-lanceolata, dentate, con apice acuminato e base leggermente cuneata, misurano da 8 a 20 cm in lunghezza e da 3 a 6 cm in larghezza. La loro consistenza è piuttosto tenace, quasi coriacea. Il ciclo vegetativo dura dai 140 ai 185 giorni, in funzione delle caratteristiche pedoclimatiche del sito.

INFIORESCENZE: il castagno è una pianta monoica con fiori unisessuali, monoici e poligami, portati sulla vegetazione dell’anno, che si evolvono solo a foliazione completa; i fiori staminiferi o maschili sono portati in infiorescenze amentiformi erette e lunghe da 10 a 20 cm (fino a 35 negli ibridi eurogiapponesi); i fiori pistilliferi o femminili (o amenti androgini), meno numerosi, solitari o aggregati in numero di 2-3 fino a 7, sono localizzati alla base delle infiorescenze staminifere e sono protetti da un involucro verde, squamoso, destinato a costituire la cupola, comunemente detta riccio, dapprima verde, quindi giallo-marrone a maturità.

Le infiorescenze maschili possono essere distinte in: astaminee, brachistaminee, mesostaminee e longistaminee a seconda della lunghezza degli stami. Soltanto i fiori che hanno stami più lunghi di 5-7 mm con antere ben sviluppate sono fertili.

Le condizioni climatiche primaverili possono anticipare o posticipare la fioritura che si verifica, in genere, fra inizio giugno e metà luglio in funzione della latitudine e, come detto, delle condizioni stagionali. L’antesi dura circa 20-30 giorni e le infiorescenze maschili fioriscono prima.

FRUTTO: le caratteristiche del frutto più salienti sono state già descritte nella trattazione delle differenze fra “Marroni” e “Castagne”. Botanicamente è un achenio, incluso in un riccio molto spinescente. La forma dei frutti è determinata, oltreché geneticamente, dalla posizione all’interno del riccio: è emisferica per i frutti laterali, appiattita per quello centrale. A causa di anomalie d’impollinazione, sono presenti, spesso, castagne “vuote” o “vane”.

CULTIVAR: La diversità genetica del genere Castanea, e della specie C. sativa, è molto elevata per certi caratteri, sebbene le differenze fra certe cultivar (per es. “Marroni”) possano essere molto limitate. Alcuni genotipi hanno pellicola membranacea (episperma) rimuovibile con facilità, mentre in altri essa si presenta molto aderente. In generale, le castagne (acheni), non sono molto dolci, fatta eccezione per alcune varietà, e possono perfino essere astringenti se consumate crude.

Le forme coltivate includono centinaia di varietà selezionate per specifiche qualità del frutto e sono utilizzate per il consumo fresco, arrostite, bollite, essiccate, per la produzione di farine e nell’industria dolciaria. Certe varietà e/o cloni sono stati selezionati per la qualità del legname o per la duplice attitudine.

Da un punto di vista qualitativo, il gruppo di varietà o ecotipi più conosciuto e diffuso è il “Marrone”. La definizione delle caratteristiche peculiari di questo gruppo di ecotipi è tuttora oggetto di discussione. La definizione più semplice è quella francese che distingue fra “Marroni” e “Castagne” semplicemente in base alla percentuale di frutti “doppi” o “settati”, cioè di frutti poliembrionici che presentano intrusione della pellicola all’interno del frutto. Nel primo caso la percentuale di frutti doppi deve essere inferiore al 12%. Altre caratteristiche discriminanti per i “Marroni” sono la cicatrice ilare, di forma rettangolare e di dimensioni inferiori, il colore, in genere più chiaro, del pericarpo che si presenta solcato da strisce più scure verticali e la facilità di rimozione della pellicola. Altri Autori aggiungono che il sapore è più dolce e che, in linea di massima, i “Marroni” sono meno produttivi (numero di castagne per albero) delle “Castagne” propriamente dette. Per quanto riguarda le caratteristiche dei fiori, la maggior parte dei “Marroni” sono androsterili (non producono polline ed hanno amenti astaminei o brachistaminei, vedi caratteristiche delle infiorescenze), mentre le “Castagne” sono androfertili, anche se, quasi sempre, autosterili.

Da un punto di vista tecnico, tuttavia, si distinguono:

“MARRONI”: caratterizzati da frutti grossi, di forma quadrangolare. Quando il frutto è maturo, il riccio si apre in 3-4 valve (in genere sono presenti 1-3 frutti/riccio). La buccia è marrone più o meno scuro con strisce evidenti. Il peso dei frutti varia da 10 a 25 g. Fra le cultivar più diffuse troviamo: “Marrone di Chiusa Pesio”, “Marron Buono di Marradi”, “Caprese Michelangelo”, “Feltre”, “Val Sugana”, “Città di Castello”, “Marrone di Palazzolo sul Senio”, “Marrone di Firenzuola”, “Marrone di Avellino”, etc.

“CASTAGNE”: di questo gruppo fanno parte numerosissime varietà, coltivate, in linea generale, in zone ristrette, le cui caratteristiche esteriori sono simili a quelle dei “Marroni”. Talvolta, soprattutto nelle zone di origine, sono preferite a questi ultimi per le loro doti di rusticità ed elevata produttività: da Nord verso Sud sono da ricordare: “Gioviasca”, “Garrone” (rosso e nero), “Castagna della Madonna” o “Tempuriva”, “Carpinese” (o “Carrarese”), “Pistolese” e “Raggiolana”, “Castagna di Montella”, etc.

“MARRONI FRANCESI”: alcuni sono di probabile origine italiana e viceversa per cui le caratteristiche salienti sono del tutto simili a quelle riportate per i “Marroni italiani”. Fra le più diffuse troviamo: “Sardonne”; “Comballe”, “Bouche Rouge”, “Marron d’Olargues”, “Belle Epine”, “Marron du Var”, “Marron de Goujounac”.

CULTIVAR IBRIDE: Ottenute per ibridazione diretta o tramite incroci di ritorno fra le cultivar europee (principalmente francesi) e il castagno giapponese (C. crenata) e, più recentemente, cinese (C. mollissima); fra le diffuse troviamo: “Marigoule, “Maraval”, “Bournette”, “Marsol”, “Precoce Migoule”, “Vignols”, “Bouche de Betizac”.

USO: Storicamente il castagno ha avuto un’importanza elevatissima come fonte primaria di cibo per esseri umani, bestiame e animali selvatici. Un’intera catena alimentare era basata sulla produzione annuale di castagne. Oggigiorno gran parte della produzione è destinata al mercato del prodotto fresco ed essiccato (80% in Italia), cibo per il bestiame (5-10%, soprattutto bestiame suino, la cui carne assume caratteristiche superiori quando viene alimentato con castagne) e per l’industria dolciaria (10-15%). Molto limitato, rispetto al passato, è l’uso come legname da costruzione e per la produzione di tannino, mentre tuttora molto diffusa è la tecnica del ceduo per la produzione di pali e lanciole usati in viticoltura, frutticoltura e nel settore ornamentale come sostegni per le giovani piante.

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